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	<title>Il Giardino del Tè &#8211; Bed &amp; Breakfast Barletta</title>
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	<title>Il Giardino del Tè &#8211; Bed &amp; Breakfast Barletta</title>
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		<title>Palazzo della Marra</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 10:23:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Palazzo della Marra, costruito nel Rinascimento sui resti di un precedente edificio, rappresenta l&#8217;unico esempio di barocco leccese sorto al di fuori del Salento. Ospita dal 2007 la sede della Pinacoteca De Nittis. Sin dalla metà del XVI secolo, il Palazzo della Marra fu dimora di famiglie aristocratiche del luogo: vi risiedettero gli Orsini [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Palazzo della Marra</strong>, costruito nel Rinascimento sui resti di un precedente edificio, rappresenta l&#8217;unico esempio di barocco leccese sorto al di fuori del Salento. Ospita dal 2007 la sede della <strong>Pinacoteca De Nittis</strong>. Sin dalla metà del XVI secolo, il Palazzo della Marra fu dimora di famiglie aristocratiche del luogo: vi risiedettero gli <strong>Orsini</strong> e poi i <strong>Della Marra</strong>. Questi, grazie a lavori di ristrutturazione, arricchirono l&#8217;edificio rimaneggiando la facciata e restaurando le <strong>raffigurazioni della Vecchiaia e della Giovinezza</strong> che dominano il balcone principale, insieme alle cinque mensole che lo sostengono, rappresentanti mostri, cani e grifi. Al di sopra del portale corre il fregio con la scritta Della Marra, le cui lettere sono circondate da amorini alati. La <strong>grande loggia</strong> affacciata al mare è composta da cinque arcate delle volte a crociera, ove alloggiano decorazioni ispirate ai temi allegorici della vita. L&#8217;edificio, costruito su tre livelli, presenta alle proprie spalle un&#8217;elegante corte interna con loggiato e colonne. Nel <strong>1700</strong> il palazzo passò alla famiglia <strong>Fraggianni</strong> che, nel corso del secolo, si adoperò apportando numerose scelte decorative negli interni. A cavallo tra il XIX ed il XX secolo, l&#8217;edificio fu acquistato dal mecenate costruttore Donato Ceci, che lo ristrutturò completamente, salvandolo dall&#8217;abbattimento imposto dallo Stato. Nel <strong>1958 venne venduto al demanio statale</strong>, che, dopo lunghi anni d&#8217;abbandono, eseguì un restauro condotto dalle Soprintendenze per i beni architettonici e per il paesaggio e dalla Soprintendenza per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Bari e Foggia. Dal 2007 ospita la Pinacoteca De Nittis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Pinacoteca &#8220;Giuseppe De Nittis&#8221;</strong> è un museo di Barletta, dedicato al pittore <strong>Giuseppe De Nittis</strong>, del quale conserva ed espone una collezione di dipinti. La pinacoteca ospita periodicamente esposizioni temporanee e accoglie le opere di De Nittis donate alla città dalla moglie <em>Léontine Gruvelle</em>. Fu inizialmente ospitata nell&#8217;ex convento dei Domenicani, in via Cavour; in seguito, dopo la ristrutturazione del Castello di Barletta, trovò posto nelle sale poste al primo piano della fortezza Federiciana. Tuttavia la vicinanza del mare, ritenuta potenzialmente rischiosa, portò nel 2007 al trasferimento presso il Palazzo della Marra, di recente ristrutturazione.</p>
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		<title>La Cantina della Sfida</title>
		<link>https://ilgiardinodelte.net/2023/07/12/cantina-della-sfida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adminwpbeb]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 10:03:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nella Cantina della Sfida, secondo la tradizione, venne allestito il banchetto durante il quale si consumò l’offesa che provocò il celebre scontro d’armi, conosciuto come Disfida di Barletta. I fatti sono più che noti: durante il 1503 la Spagna e la Francia si contendevano il possesso dell’Italia meridionale, e mentre i regnanti, Luigi XII e [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Nella <strong>Cantina della Sfida</strong>, secondo la tradizione, venne allestito il banchetto durante il quale <strong>si consumò l’offesa che provocò il celebre scontro d’armi</strong>, conosciuto come <strong>Disfida di Barletta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I fatti sono più che noti:<strong> durante il 1503 </strong>la Spagna e la Francia si contendevano il possesso dell’Italia meridionale, e mentre i regnanti, Luigi XII e Ferdinando il Cattolico cercavano un accordo, i due eserciti si confrontavano in scaramucce e scontri episodici, a Barletta, occupata dagli spagnoli di <em>Consalvo de Cordova</em>, e nei dintorni. Fu in tale occasione che de Cordova, per onorare i prigionieri francesi secondo le regole della cavalleria, organizzò il <strong>famoso banchetto</strong>: e avvenne che, alla provocazione suscitata dal de Mendoza, che elogiava il valore dei cavalieri italiani al saldo degli spagnoli, il francese <strong>La Motte rispose con aspre parole accusando gli stessi italiani di viltà</strong> e di essere indegnamente messi sullo stesso piano dei nobili cavalieri francesi. Il La Motte allora, punto sul vivo, dichiarò che appena tornato nel suo accampamento, dopo il pagamento del riscatto, avrebbe trovato ben <strong>dieci cavalieri pronti a combattere contro altrettanti cavalieri italiani</strong>. E così avvenne: il <strong>13 febbraio 1503</strong> tredici cavalieri italiani guidati da Ettore Fieramosca affrontarono sul campo di combattimento, scelto fra Andria e Corato, i cavalieri francesi, e <strong>risultarono vincitori del duello</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>ambientazione cinquecentesca</strong> ricomposta nei locali al pian terreno dell’edificio, contribuisce oggi a rendere questo luogo ancora più suggestivo: all’interno, in un ambiente di forma trapezoidale, ricoperto da volte a botte semicircolari e ogivali rette da grandi pilastri, tra mobili ed arredi d’epoca, trovano posto sulle pareti gli <strong>scudi dei tredici campioni italiani</strong>. Nella piazza prospiciente, denominata <strong>Piazza della Sfida</strong>, si può osservare il monumento ai valorosi campioni inaugurato nell’anniversario del 1930: un <em>Tempietto</em> di forma quadrilatera sul quale, oltre agli stemmi dei cavalieri, ha trovato opportuna collocazione la targa in bronzo con l’elenco dei tredici cavalieri italiani, realizzata nell’anniversario del 1903 e posizionata inizialmente all’esterno della chiesa del Santo Sepolcro in Corso Vittorio Emanuele. Una <strong>manifestazione</strong> rievoca annualmente i momenti dell’intera vicenda attraverso uno <strong>spettacolare corteo storico</strong> composto da figuranti in rigorosi <strong>costumi d’epoca</strong>. Oggi, questo importante luogo storico è famoso in tutta Italia e non solo in Puglia, perché costituisce, da un lato un esempio di difesa dei valori morali e culturali italiani insieme ai famosi moti rivoluzionari del 1800, dall’altro la perpetuazione dell’epica cavalleresca medievale. Esistente da ormai 500 anni, la Cantina della Disfida è <strong>sede di eventi e manifestazioni storico-artistiche</strong>.</p>
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		<title>Il Duomo di Barletta</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 08:48:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Duomo di Barletta si erge in un punto nevralgico della città di Barletta, in pieno Centro Storico, al confine tra il Castello Svevo e l’antico borgo di Santa Maria che da esso prende il nome. Già Cattedrale di Santa Maria Maggiore, è situata nel centro storico della città, a conclusione di via Duomo, è [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Duomo di Barletta</strong> si erge in un punto nevralgico della città di Barletta, in pieno Centro Storico, al confine tra il Castello Svevo e l’antico borgo di <strong>Santa Maria </strong>che da esso prende il nome. Già <strong>Cattedrale di Santa Maria Maggiore</strong>, è situata nel centro storico della città, a conclusione di via Duomo, è il più antico fulcro della vita religiosa della città, nonché il suo cardine urbanistico: il disegno del tessuto urbanistico mostra la forza centripeta della sua chiesa madre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se con il passare dei secoli nuovi spazi si sono andati definendo presso quasi tutti gli edifici religiosi<strong>, piazza Duomo</strong> ha sempre conservato peculiarità assolute, soprattutto perché restava l’espressione della prima comunità urbana insediatasi sulla costa, stretta intorno alla chiesa madre: lo stesso disegno del tessuto urbano è il segno della forza centripeta di quest’ultima, benché con le successive fasi di espansione della città si sia verificato il naturale spostamento della piazza che oggi non si trova più in posizione baricentrica rispetto alla civica così come era stato in origine. e costruita su una precedente chiesa paleocristiana nel XII secolo e poi ampliata nel Trecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edificio è composto da due parti nettamente distinte: quella anteriore tipicamente <strong>romanica</strong>, antecedente la seconda, quella posteriore di spiccati <strong>caratteri gotici</strong>. Il complesso è il risultato di una serie di stratificazioni architettoniche succedutesi nei secoli, fin dall&#8217;epoca precristiana che hanno visto l&#8217;inizio della costruzione dell&#8217;edificio attuale nel 1126 protraendosi fino al XIV secolo. Dapprima insigne collegiata di Barletta, nei secoli rivendicante esenzioni e autonomia da altre giurisdizioni, fu elevata a <strong>Cattedrale dell&#8217;arcidiocesi di Barletta-Nazareth </strong>dal papa Pio IX con bolla pontificia Imperscrutabili Dei del 21 aprile 1860. È basilica minore dal 1961. Dal 1986 è concattedrale dell&#8217;arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo lunghi restauri, la Cattedrale di Barletta è stata riaperta e restituita alla comunità cittadina. Tra le novità emerse dai lavori, il ritrovamento al di sotto della basilica attuale dei resti di almeno altri due edifici di culto più antichi, e delle loro preziose <strong>decorazioni</strong>, soprattutto a <strong>mosaico</strong>. Quanto basta per affermare con certezza che, assai prima che la storia attesti la dignità di Barletta come città, esistevano nella zona dei punti di riferimento ben più monumentali di quanto si potesse immaginare.</p>
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		<title>Il Gargano</title>
		<link>https://ilgiardinodelte.net/2023/06/12/il-gargano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adminwpbeb]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2023 10:19:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il&#160;Gargano&#160;è considerato&#160;lo Sperone dello Stivale d’Italia, un promontorio di natura carsica che si protende verso il Mare Adriatico e le coste balcaniche a cui in età preistorica era probabilmente collegato, un territorio montuoso dominato dal Monte Calvo (1056 metri) con bacini, caverne e grotte, due grandi lagune (il Lago di Lesina ed il Lago di [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>Gargano</strong>&nbsp;è considerato&nbsp;<em>lo Sperone dello Stivale d’Italia</em>, un promontorio di natura carsica che si protende verso il Mare Adriatico e le coste balcaniche a cui in età preistorica era probabilmente collegato, un territorio montuoso dominato dal Monte Calvo (1056 metri) con bacini, caverne e grotte, due grandi lagune (il <em>Lago di Lesina</em> ed il <em>Lago di Varano</em>) separate fra loro dal Monte Elio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I confini geografici del Gargano verso terra sono ben delimitati dal fiume Candelaro e dalla sottostante pianura, con ripidi pendii, in una indipendenza che ha consentito alla zona di conservarsi allo stato naturale, mantenendo le antiche tradizioni e diventando&nbsp;<strong>una delle principali aree turistiche in Italia e vanto della Puglia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il promontorio del Gargano è un angolo di Mediterraneo in cui la natura è protagonista assoluta</strong>, una realtà antica e sacra che affascina per le tradizioni e stordisce con i colori ed i profumi dei suoi paesaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo polmone verde, all’interno del&nbsp;<strong>Parco Nazionale del Gargano</strong>, è la&nbsp;<strong>Foresta Umbra</strong>&nbsp;(da&nbsp;<em>ombrosa</em>&nbsp;in latino, niente a che vedere con l’altra regione italiana), 11mila ettari di area naturale con faggi, tassi, pini d’Aleppo ed altri alberi monumentali di centinaia di anni, popolati dai caprioli garganici, daini, mufloni e 170 specie nidificanti di uccelli, tra cui molti rapaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre che fantastico luogo naturale,&nbsp;<strong>il Gargano è sempre stata un’area di profonda sacralità</strong>. Basti pensare a&nbsp;<strong>Monte Sant’Angelo, </strong>dove sorge il santuariodedicato a<strong> San Michele Arcangelo</strong>, che secondo la leggenda apparve intorno al 490 d.C.&nbsp; con il desiderio di scegliere una grotta come propria dimora terrena. Oppure&nbsp;<strong>San Giovanni Rotondo</strong>,dove migliaia di devoti e pellegrini hanno venerato la figura di <strong>Padre Pio</strong>&nbsp;da vivo ed ora rendono omaggio alla sua tomba e alla cella in cui viveva e pregava; ai tanti santuari ed alle abbazie lungo&nbsp;<strong>la&nbsp;<em>Via Sacra Langobardorum</em></strong>, che congiungeva il pellegrinaggio attraverso la Via Francigena verso la Terra Santa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/baiadellezagare.jpg" alt="" class="wp-image-772" width="375" height="375" srcset="https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/baiadellezagare.jpg 500w, https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/baiadellezagare-300x300.jpg 300w, https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/baiadellezagare-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /><figcaption class="wp-element-caption">Baia delle Zagare</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tanta montagna ma anche tanto mare</strong>, con cittadine e paesi di case imbancate a calce protesi sull’Adriatico, fra spiagge dorate e scogliere rocciose: <strong>Vieste</strong> e il grande faraglione di <em>Pizzomunno</em>, <strong>Rodi Garganico</strong>, la baia di <strong>Pugnochiuso</strong>, <strong>Peschici</strong>, <em>San Menaio</em>, <strong>la baia delle Zagare</strong> con i faraglioni dei Mergoli, <strong>Mattinata</strong> e tanti altri splendidi luoghi che spuntano fra uliveti e pinete.</p>
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		<title>La Zona Umida di Margherita di Savoia (Oasi WWF), le Saline e le Terme</title>
		<link>https://ilgiardinodelte.net/2023/06/12/la-zona-umida-di-margherita-di-savoia-oasi-wwf-le-saline-e-le-terme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adminwpbeb]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2023 09:12:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[La Zona Umida di Margherita di Savoia annovera circa 100 specie di uccelli diverse fra stanziali e svernanti, e annualmente raggiunge una popolazione di circa 40.000 esemplari. Si estende su una superficie totale di circa 4500 ettari parallelamente alla costa adriatica, su una fascia lunga 20 chilometri e larga 4. La profondità delle vasche varia [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Zona Umida di Margherita di Savoia</strong> annovera circa <em>100 specie di uccelli</em> diverse fra stanziali e svernanti, e annualmente raggiunge una popolazione di circa <em>40.000 esemplari</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si estende su una superficie totale di circa <strong>4500 ettari</strong> parallelamente alla costa adriatica, su una fascia lunga 20 chilometri e larga 4. La profondità delle vasche varia tra i 2 e i 3 metri. Le Saline di Margherita di Savoia sono inserite nel Sito di Importanza Comunitaria “Zone Umide della Capitanata”. All’interno sono stati individuati gli habitat prioritari relativi alle lagune e alle steppe salate, caratterizzati da <strong>flora</strong> e <strong>fauna</strong> idonei a vivere in presenza di <strong>elevate concentrazioni saline</strong>. Essa è costituita da una vasta distesa di acque calme di profondità variabile suddivise, tramite arginelli artificiali, in vasche adibite alla produzione del sale marino. <strong>È la Salina più grande d&#8217;Italia</strong> e una delle più vaste dell&#8217;intero bacino mediterraneo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="632" src="https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/cartazumida-1024x632.jpg" alt="" class="wp-image-759" srcset="https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/cartazumida-1024x632.jpg 1024w, https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/cartazumida-300x185.jpg 300w, https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/cartazumida-768x474.jpg 768w, https://ilgiardinodelte.net/wp-content/uploads/2023/06/cartazumida.jpg 1053w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mappa della Zona Umida</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sul luogo dell&#8217;odierna salina si trovava originariamente una vasta laguna costiera, il lago Salpi. A seguito probabilmente di periodici allagamenti di acqua marina nei terreni retrodunali l&#8217;evaporazione formava estese incrostazioni di sale. Fu questo che con ogni probabilità suscitò l&#8217;interesse dell&#8217;uomo per questo luogo nel corso dei secoli. La raccolta manuale del sale è stata progressivamente sostituita da sistemi meccanizzati. Unitamente alle funzioni produttive le acque della salina hanno attirato sin dall&#8217;antichità l&#8217;attenzione dell&#8217;uomo per le loro proprietà terapeutiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi con le famose &#8220;Acque Madri &#8221; o &#8220;acque rosse &#8221; delle saline si praticano cure nello Stabilimento Termale. Le<strong> Terme di Margherita di Savoia</strong>&nbsp;sono un’oasi di pace e relax totale, ad un passo&nbsp;dallosplendido mare<strong> <em>bandiera blu</em> </strong>dal 2014<strong>.</strong> Le&nbsp;<strong>Terme</strong>&nbsp;offrono una vasta scelta di cure termali come <strong>Terapie Inalatorie</strong>, <strong>Balneoterapia</strong>, <strong>Fangoterapia</strong>, <strong>Medicina Estetica</strong>, <strong>Sordità Rinogena</strong>, <strong>Cure Ginecologiche </strong>e <strong>Diagnostica Generale</strong>. Passeggiando sul lungomare, si accede al&nbsp;“Lido Terme”, moderno e&nbsp;vastissimo, e al suo&nbsp;ristorante“Aqua Pizza &amp; Food”, che serve antipasti, primi, secondi di mare e di terra, pesce crudo, pizza cotta nel forno a legna aperto a pranzo e a cena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>salicornieto</strong> che forma una vera e propria prateria, rappresenta a sua volta un habitat prioritario ed è costituito, come suggerisce il nome, dalla presenza della salicornia. Questa pianta rappresenta un’importante difesa per i suoli grazie alla sua capacità di trattenimento dei fanghi ipersalini che quindi non si disperdono nei terreni circostanti. La caratteristica colorazione rossa delle acque dei bacini salanti (acque madri) è dovuta alla presenza di alghe contenenti elevate concentrazioni di betacarotene, come la <em>Dunaliella salina</em> e di numerosi microrganismi capaci di tollerare la salinità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Saline di Margherita di Savoia rappresentano l’Habitat idoneo a ospitare una grande varietà di <strong>organismi viventi</strong>: microrganismi alofili, molluschi, insetti e crostacei adattati alle diverse condizioni di salinità delle acque. La specie più caratteristica di questi ambienti é <strong>l’Artemia salina</strong>, crostaceo delle dimensioni di qualche millimetro ben adattato a vivere in acque a elevata salinità. L’Artemia salina è l’unica specie in grado di tollerare acque con un tasso di salinità superiore ai 300 grammi/litro, perché ha sviluppato la capacità di assorbire acqua salata ed eliminare i sali in essa contenuti. I microrganismi che vivono attaccati al fondo delle vasche, contribuendo a creare uno strato isolante, favoriscono la produzione di sale e arricchiscono di sostanze organiche le acque. La variabilità nella concentrazione dei sali, tra le diverse vasche, determina la formazione di innumerevoli nicchie ecologiche ciascuna delle quali è occupata selettivamente e periodicamente da una moltitudine di specie di uccelli. Molte tra le specie ospitate in questi specchi d’acqua sono tutelate dalla Direttiva Uccelli e Direttiva Habitat e altre sono inserite nella Lista Rossa Nazionale. La zona costituisce infatti un ambiente umido particolarmente adatto alla sosta e al rifugio di numerosi <strong>uccelli migratori</strong> che trovano nutrimento nelle acque della laguna, alimentandosi di molluschi, larve, vermi e insetti.&nbsp; Le vasche delle saline ospitano numerosi uccelli svernanti appartenenti a quasi tutti i gruppi di specie presenti nel bacino del Mediterraneo tra cui la <strong>volpoca</strong>, <strong>le fischione</strong>, il <strong>piovanello</strong>, il <strong>gabbiano roseo</strong> e l’<strong>avocetta</strong>. La presenza del <strong>Fenicottero Rosa</strong> come nidificante è una acquisizione recente (1996) che ha ulteriormente rafforzato il valore del sito. La colonia è la sola presente nel Mediterraneo centro-orientale e ha quindi un elevato valore biogeografico.</p>
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		<title>Castel del Monte</title>
		<link>https://ilgiardinodelte.net/2023/04/21/castel-del-monte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adminwpbeb]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 10:39:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Castel del Monte è un edificio del XIII secolo fatto costruire dall&#8217;imperatore Federico II in Puglia, nell&#8217;attuale frazione omonima del comune di Andria, a 18 km dalla città, nei pressi della località di Santa Maria del Monte, in provincia di Barletta-Andria-Trani.È situato su una collina della catena delle Murge occidentali, a 540 metri s.l.m.È stato [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Castel del Monte</strong> è un edificio del XIII secolo fatto costruire dall&#8217;imperatore <strong>Federico II</strong> in Puglia, nell&#8217;attuale frazione omonima del comune di <strong>Andria</strong>, a 18 km dalla città, nei pressi della località di Santa Maria del Monte, in provincia di Barletta-Andria-Trani.<br>È situato su una collina della catena delle <strong>Murge occidental</strong>i, a <strong>540 metri s.l.m</strong>.<br>È stato inserito nell&#8217;elenco dei monumenti nazionali italiani nel 1936 e in quello dei <strong>Patrimoni dell&#8217;Umanità dell&#8217;UNESCO</strong> nel 1996.<br>L&#8217;origine dell&#8217;edificio si colloca ufficialmente il<strong> 29 gennaio 1240</strong>, quando Federico II Hohenstaufen ordinò a Riccardo da Montefuscolo, Giustiziere di Capitanata, che venissero predisposti i materiali e tutto il necessario per la costruzione di un castello presso la chiesa di Sancta Maria de Monte (oggi scomparsa). Questa data, tuttavia, non è accettata da tutti gli studiosi: secondo alcuni, infatti, la costruzione del castello in quella data era già giunta alle coperture. Incerta è anche l&#8217;attribuzione a un preciso architetto: alcuni riconducono l&#8217;opera a Riccardo da Lentini ma molti sostengono che a ideare la costruzione fu lo stesso Federico II. Pare che fu costruito sulle rovine di una precedente fortezza prima longobarda e poi normanna. Probabilmente alla morte di Federico II (avvenuta nel 1250) l&#8217;edificio non era ancora terminato. Fu raramente adibito a feste; fra queste nel 1246 si ricordano le nozze di Violante, figlia naturale di Federico e Bianca Lancia con il conte di Caserta Riccardo Sanseverino. A partire dal<strong> XVII secolo</strong> seguì un lungo periodo d&#8217;abbandono, durante il quale il castello venne spogliato degli arredi e delle decorazioni parietali di marmo (le cui tracce restano visibili solo dietro i capitelli) e divenne oltre che <strong>carcere </strong>anche un <strong>ricovero </strong>per pastori, briganti e profughi politici. Nel 1876 il castello, in condizioni di conservazione estremamente precarie, venne infine acquistato (per la somma di 25.000£) dallo <strong>Stato italiano</strong>, che ne predispose il restauro a partire dal 1879. Nel 1928 il restauro diretto dall&#8217;architetto Quagliati rimosse il materiale di risulta all&#8217;esterno del castello e demolì parte delle strutture pericolanti, ricostruendole in seguito per dare al castello un aspetto &#8220;ringiovanito&#8221;; questo non ne arrestò il degrado e si dovette procedere a un ulteriore restauro tra il 1975 e il 1981. Nel 1936 Castel del Monte fu dichiarato <strong>monumento nazionale</strong>.<br>Nel 1996 l&#8217;UNESCO lo ha inserito nella lista dei Patrimoni dell&#8217;umanità per <strong>il rigore matematico ed astronomico delle sue forme</strong> e per l&#8217;armoniosa <strong>unione degli elementi culturali</strong> del nord Europa, del mondo islamico e dell&#8217;antichità classica, tipico esempio di architettura del medioevo.</p>
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		<title>Antiquarium di Canne</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 10:15:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[canne della battaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sito di Canne della Battaglia, la cui memoria è legata al celebre scontro fra Romani e Cartaginesi del 216 a.C., sorge su una collina lungo la valle del Basso Ofanto. L&#8217;Antiquarium, posto ai piedi della cittadella fortificata, accoglie l’esposizione museale, che si svolge su un unico piano, oltre agli spazi destinati agli uffici. Le ampie vetrate favoriscono [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il sito di <strong>Canne della Battaglia</strong>, la cui memoria è legata al celebre scontro fra Romani e Cartaginesi del 216 a.C<strong>.</strong>, sorge su una collina lungo la <strong>valle del Basso Ofanto</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Antiquarium</strong>, posto ai piedi della cittadella fortificata, accoglie l’esposizione museale, che si svolge su un unico piano, oltre agli spazi destinati agli uffici. Le ampie vetrate favoriscono il raccordo con le testimonianze archeologiche e con lo scenario naturalistico incontaminato. Il piccolo edificio fu realizzato nel 1958 per accogliere i reperti provenienti dagli scavi condotti nell&#8217;area illustrando, con l’utilizzo di plastici e di pannelli, le manovre tattiche messe in campo da <strong>Annibale </strong>e lo schieramento degli eserciti, durante la <strong>battaglia del 216 a.C.</strong> Nel 1999 l’allestimento veniva rinnovato nel rispetto delle nuove esigenze didattiche, presentando la storia del popolamento nella zona, dal neolitico all&#8217;organizzazione degli insediamenti indigeni, fino alle vicende di epoca medievale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso espositivo attuale, inaugurato nel 2017 e arricchito dalla sala multimediale e da spazi dedicati alla didattica, documenta la lunga continuità di vita di Canne <strong>dalla Preistoria al Medioevo</strong>. La visita segue un ordine cronologico e tematico illustrando con reperti e citazioni delle numerose fonti l’evoluzione storica del sito e l’interazione con l’ambiente geografico dell’area dell&#8217;Ofanto. Gli apparati didattici, la veste grafica e i supporti multimediali rendono la visita molto coinvolgente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare rilievo viene dato al racconto della <strong>storica battaglia della seconda guerra punica </strong>del 216 a.C. La narrazione, accuratamente documentata, viene proposta nella sala multimediale con un video ricostruttivo <strong>visibile anche in 3D</strong> ed anche con informazioni sulle fonti storiche, la manovra tattica ed i protagonisti, contenute nei leggii multimediali interattivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita al <strong>Parco Archeologico </strong>si articola in due itinerari: il primo porta alla collina principale, dove era l&#8217;arx delle fonti latine e l&#8217;abitato medievale, con il castello e la basilica. Il secondo itinerario conduce alla basilica paleocristiana, all&#8217;area delle abitazioni daunie con le tombe a grotticella, e quindi alla fornace e al sepolcreto medievale.</p>
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		<title>Castello Svevo di Barletta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adminwpbeb]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 10:12:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Castello Svevo di Barletta è il risultato architettonico di varie stratificazioni dovute al susseguirsi di diverse dinastie al potere, succedutesi dall&#8217;XI secolo al XVIII secolo. Un tempo fortezza a scopo difensivo, cinta dal mare che occupava il fossato tutt&#8217;intorno al castello e lo isolava da potenziali attacchi nemici, costituisce un punto strategico nella vita [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Castello Svevo di Barletta è il risultato architettonico di varie stratificazioni dovute al susseguirsi di diverse <strong>dinastie al potere</strong>, succedutesi <strong>dall&#8217;XI secolo al XVIII secolo</strong>. Un tempo<strong> fortezza a scopo difensivo</strong>, cinta dal mare che occupava il fossato tutt&#8217;intorno al castello e lo isolava da potenziali attacchi nemici, costituisce un punto strategico nella vita cittadina nonché un importante cardine urbanistico. È sede della <strong>Biblioteca comunale</strong>, del <strong>Museo civico</strong> e di una <strong>sala convegni e mostre</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le opere conservate, oltre un <strong>presunto busto di Federico II di Svevia</strong> in pietra calcarea, risalente al XIII Secolo, è qui posto il <strong>Sarcofago degli Apostoli</strong>, altorilievo in pietra prima testimonianza del Cristianesimo a Barletta, risalente al periodo compreso tra il III e il IV secolo. Il castello è sito nella piazza omonima all&#8217;interno del quartiere Santa Maria, a nord-est della città. Risulta essere un <strong>punto strategico nella vita cittadina</strong>, nonché un forte cardine urbanistico: il tessuto urbano di Barletta si è infatti sviluppato a partire dalla doppia polarità ecclesiastica e militare data dalla vicinanza della cattedrale di Santa Maria Maggiore e dal castello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dimensioni dei lati esterni del castello, misurate alla base della cornice dei bastioni angolari, risultano variabili, con il fronte est, il più lungo di tutti, di circa 127 metri, il fronte ovest, più corto di tre metri, e quelli sud e nord, entrambi lunghi circa 120 metri. La diagonale tra le punte dei bastioni misura circa 125 metri, al cui interno vi sono due ordini di casematte sovrapposte di diametro pari a 16 metri. L&#8217;altezza del prospetto ovest, quello più alto vista la presenza del corpo di fabbrica del laboratorio degli artificieri, corrisponde a circa 24 metri mentre il fronte nord, il più basso, ha un&#8217;altezza massima di 19 metri. I muri del castello presentano uno spessore variabile dai 5 ai 12 metri e sono costruiti in pietra calcarea tagliata in blocchi squadrati ed appena bugnati, gran parte dei quali furono ricavati dagli edifici distrutti durante il sacco del 1528.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È <strong>circondato dai giardini</strong>, intitolati ai <strong>fratelli Cervi</strong>, su tutti i lati tranne che sul fronte nord, e da essi è separato mediante l&#8217;ampio e profondo fossato, che nel punto più basso raggiunge i dieci metri di profondità rispetto al piano di calpestio del ponte d&#8217;accesso al castello. L&#8217;edificio possiede un impianto polare di forma quadrangolare, con i caratteristici bastioni pentagonali lanceolati nei quattro spigoli e i quattro bracci dell&#8217;edificio che li uniscono tra loro. Nel mezzo vi è il cortile quadrato.</p>
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		<title>Eraclio, il &#8220;Colosso&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adminwpbeb]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 09:23:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Colosso di Barletta, meglio noto a livello locale come Eraclio («Arè» nel dialetto locale), è una gigantesca statua di bronzo, alta 4,50 m, risalente al V secolo.Situata dinanzi al fianco sinistro della Basilica del Santo Sepolcro di Barletta, l&#8217;opera, di fattura bizantina, raffigura probabilmente l&#8217;imperatore Teodosio II e fu eretta con molta probabilità da [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-normal-font-size wp-block-paragraph">Il <strong>Colosso di Barletta</strong>, meglio noto a livello locale come Eraclio («Arè» nel dialetto locale), è una gigantesca statua di bronzo, alta 4,50 m, risalente al V secolo.<br>Situata dinanzi al fianco sinistro della Basilica del Santo Sepolcro di Barletta, l&#8217;opera, di fattura bizantina, raffigura probabilmente l&#8217;imperatore Teodosio II e fu eretta con molta probabilità da Valentiniano III a Ravenna nel 439.<br>La tradizione, narrata dagli scritti di un gesuita del XVII secolo, vuole che il Colosso, forgiato da tal Polifobo, fosse asportato dai veneziani durante il sacco di Costantinopoli del 1204, e abbandonato durante il viaggio di ritorno sulla spiaggia di Barletta a causa della navigazione resa critica da una tempesta e dal pesante carico. Analisi chimiche inquadrate negli ultimi restauri non hanno riscontrato, però, segni di un&#8217;eventuale presenza in mare della statua.</p>



<p class="has-normal-font-size wp-block-paragraph">La versione preferita dagli storici negli ultimi anni proviene da un resoconto del 1279 del frate minorita Tommaso da Pavia. A cavallo tra il 1231-1232 fu infatti rinvenuta, durante degli scavi effettuati dall&#8217;imperatore Federico II di Svevia a Ravenna, una statua colossale: pertanto è possibile che proprio Federico II, appassionato ricercatore di antichità ed impegnato nella renovatio imperii, abbia fatto trasportare in Puglia la preziosa statua.<br>Le uniche notizie certe e documentate del Colosso risalgono invece al 1309, quando i domenicani di Manfredonia chiesero ed ottennero da Carlo II d&#8217;Angiò il permesso di asportare e fondere gli arti della statua, situata a quel tempo presso la dogana di Barletta, per farne delle campane per la loro chiesa.<br>Fu durante la metà del XV secolo che, su commissione dei cittadini di Barletta, la statua, rifatte le gambe e le braccia dallo scultore Fabio Alfano di Napoli in forma molto differente dallo stile originale, venne posta nella sua attuale collocazione sotto il Sedile del Popolo, una loggia edificata sulla parete orientale della basilica del Santo Sepolcro e abbattuta nel 1925.</p>
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